Differenza tra keyword, hashtag e tag

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Si fa spesso confusione tra keyword, tag e hashtag, ma ognuno di questi termini indica un modo diverso di “etichettare” il contenuto di un’immagine (e anche di un testo, di un video o di qualunque altro tipo di risorsa).

Keyword

Una keyword, o parola chiave, è una parola o un’espressione di più parole che serve per esprimere un elemento rilevante della foto. Può riguardare elementi concreti che si vedono direttamente nell’immagine (persone, animali, cose, oggetti, loro caratteristiche, luoghi, momenti del giorno o stagioni, colori dominanti ecc.), o elementi astratti (sentimenti, concetti) a cui la foto fa pensare. Una volta inserita, sarà usata come chiave di ricerca per trovare immagini che abbiano quel tipo di contenuto.
In pratica, le parole chiave sono uno strumento di accesso per rintracciare qualcosa, proprio come quelle parole che scriviamo nei motori di ricerca (Google, Bing, Yahoo! ecc.) per trovare quello che ci interessa. Servono anche per strutturare l’archivio, dividendolo per argomenti principali.

Hashtag

Nel mondo dei social si parla invece di hashtag, più che di keyword.
Gli hashtag, infatti, sono nati con Twitter, per poi estendersi a altri social network come Instagram, Pinterest, Facebook o Google+.
La parola “hashtag” deriva dalle parole inglesi “hash” (che indica il simbolo cancelletto: #) e “tag” (etichetta).
Anche gli hashtag, come le keyword, sono formati da una parola o più parole, ma unite insieme senza spazi e precedute dal simbolo “cancelletto” (#). Se un post si riferisce a un certo argomento che qualcuno ha già trattato attribuendogli un certo hashtag, l’autore del post farà altrettanto e lo farà confluire in quella discussione (#FinaleCoppaCampioni2017, #LeggeUnioniCivili ecc.). Allo stesso modo si può iniziare una discussione lanciando un nuovo hashtag.Gli hashtag si possono mettere anche sulle foto, in particolare su Instagram, che è un social network basato sulle immagini e che, copiandoli da Twitter dove sono nati, ha fatto degli hashtag un suo punto di forza.
Gli hashtag funzionano come dei link, cliccando sui quali si può ottenere l’elenco di tutti i post di vari utenti che si riferiscono a quell’argomento e che sono stati quindi “taggati” (etichettati, catalogati) con quello stesso hashtag dai loro autori. Servono per fare una ricerca per argomento in siti in cui i contenuti caricati dagli utenti si succedono in continuazione e numerosissimi. Con gli hashtag è possibile filtrare in modo rapido questa quantità enorme di materiale. Si possono usare anche come delle keyword tradizionali, digitandoli nella casella di ricerca del social (ricordandosi sempre di farli precedere dal carattere #).
Quindi gli hashtag non sono poi così diversi dalle keyword, ma sono nati con uno scopo diverso. Più che per rispondere a un motore di ricerca, come le keyword, sono stati pensati per organizzare un contenuto, aggregando tutti gli interventi sullo stesso tema. In questo modo possono anche generare dei trend e produrre business.
Gli argomenti più discussi, o trend topic, richiamano traffico e possono essere un ottimo veicolo pubblicitario, più o meno occulto, per prodotti commerciali, trasmissioni televisive, personaggi famosi o in cerca di fama ecc.
Se si posta una foto sui social non basta però catalogarla con degli hashtag, senza bisogno di aggiungere delle keyword. Oltre a mettere gli #hashtag, utili per generare traffico, è meglio anche catalogare tutte le foto che si postano sui social, non solo compilando il campo keyword, ma soprattutto non dimenticando di compilare i campi relativi ad autore e copyright anche se, durante l’upload sulle piattaforme dei social, spesso alcuni metadati vengono cancellati e/o non vengono visualizzati.
Secondo uno studio dell’IPTC del 2116, quando si caricano delle foto su Facebook, Twitter e molti altri tra i più noti siti social, si perdono alcuni metadati importanti come il copyright, l’autore, o altri dati descrittivi dell’immagine.
Nonostante questo, mettere i metadati nelle foto che si caricano sui social è uno dei mezzi che abbiamo per difendere il copyright. Cancellare i metadati che si riferiscono al copyright è infatti un reato in molti Paesi ed è opportuno che anche i maggiori social si attrezzino per non commetterlo. Facebook, per esempio, l’ha fatto e il dato inserito nel campo IPTC riservato al copyright viene conservato. Non viene visualizzato sul sito vicino alla foto, ma se trascini un’immagine che ha questo dato per copiarla sulla tua scrivania e poi la apri con Photoshop o con qualche altro programma, vedrai che quello che è stato scritto sul campo del copyright è rimasto. A quel punto usarla su un blog o da qualche altra parte senza citare l’autore, ed eventualmente pagarlo, sarebbe meno giustificabile con la solita scusa che si è trovata in rete non si poteva risalire all’autore. Purtroppo vedrai anche che le keyword invece vengono cancellate, ma magari in futuro migliorerà anche questo. Per quanto possiamo, facciamo la nostra parte.
Le regole per mettere gli hashtag sono un po’ diverse da quelle per mettere le keyword, ma
alcuni accorgimenti valgono sia per le keyword che per gli hashtag. Per esempio, la regola del “meno è meglio” vale anche per i social. Aggiungere il maggior numero possibile di hashtag tra i più usati potrebbe sembrare una buona idea. Esistono anche siti specializzati che forniscono liste da copiare e incollare per veder lievitare like e followers, ma in realtà così facendo non si ottengono grandi risultati. Gli hashtag molto popolari, infatti, generano un effetto spam: migliaia e a volte milioni di foto con quegli stessi hashtag vengono postate di continuo e un utente che li usasse come chiave di ricerca si troverebbe davanti una quantità esorbitante di immagini. Anche in questo caso è sempre meglio mettersi nella parte di un potenziale cliente: cosa cercherebbe per trovare foto simili? E comportarsi di conseguenza mettendo hashtag più popolari solo se veramente pertinenti, concentrandosi soprattutto su hashtag più specifici, capaci di descrivere con più precisione la foto. Ad esempio, se si pubblica la foto di un cagnolino per farlo adottare, oltre ai soliti hashtag che infestano la rete come “cane”, “carino”, “adorabile”, “cucciolo”, “amore” ecc. è bene aggiungere anche degli hashtag che ci aiutino a trovargli un nuovo padrone, come “#adottauncane” ecc.

Tag

Sul web si parla spesso anche di tag. Che differenza c’è tra tag e hashtag?
Il tag è un’”etichetta” applicata dall’utente che gestisce i contenuti di un sito, come ad esempio un blog basato su WordPress, per organizzare i testi che vengono pubblicati. Come gli hashtag per i social, anche i tag servono per facilitare la ricerca di questi contenuti, perlopiù testuali. Ma mentre gli hashtag si creano in modo autonomo ed “anarchico”, i tag vanno creati in modo coerente e omogeneo, evitando per esempio di usare parole diverse per definire la stessa cosa. In questo sono simili alle keyword più che agli hashtag.
Nei blog, oltre ai tag, di solito ci sono anche delle categorie che raggruppano gli argomenti principali. Le categorie devono essere in numero limitato per raggruppare gli argomenti più generali di tutto il sito e possono anche comprendere delle sottocategorie, mentre i tag non hanno gerarchie al loro interno e sono tutti allo stesso livello. Ad esempio, in un sito di cucina le categorie possono essere: “Antipasti”, “Primi piatti, “Secondi piatti”, “Dolci”. A sua volta la categoria “Primi piatti” può comprendere delle sottogategorie come: “Pasta”, “Pasta fresca”, “Riso”, “Gnocchi” e così le altre categorie principali. I tag invece, come si è detto, non sono ulteriori sottocategorie, ma si possono applicare in modo trasversale a contenuti di diverse categorie. Sempre nel caso di un blog di cucina, il tag “funghi” o “ricette con funghi” può essere applicato a contenuti contrassegnati sia con le categorie “Primi piatti” , “Secondi piatti”, “Antipasti” sia con le sottocategorie “Pasta”, “Pasta fresca”, “Riso”, “Gnocchi”… I tag possono anche essere raggruppati in cloud, o “nuvole”, che si possono pubblicare sul blog, dove quelli quantitativamente più ricorrenti appaiono scritti, in proporzione, con un carattere più grande. All’interno della nuvola, ogni tag è cliccabile e porta all’elenco di tutti i post etichettati in quel modo. Rispetto alle categorie, più generali, sono quindi un livello più trasversale per catalogare i contenuti di un sito.